L’idea del “mondo come archivio” rischia di nascondere il fatto che ogni archivio è costruito: qualcuno decide cosa entra, cosa esce, come si classifica. Le immagini e i dati disponibili agli artisti sono già filtrati da istituzioni, piattaforme, algoritmi, logiche economiche e storiche. Parlare di riuso senza interrogare queste condizioni significa ignorare le asimmetrie di potere che attraversano la cultura.