Già negli anni ’60, Situazionisti e Pop Art iniziano a intervenire sul linguaggio della pubblicità, ma con intenti differenti.
I Situazionisti usano il détournement come pratica apertamente politica: ritagliano e ricombinano immagini commerciali per sabotare i messaggi dei media e criticare la società dello spettacolo.
La Pop Art, invece, adotta l’estetica dei consumi in modo ironico e distaccato, mostrando la potenza seduttiva dell’immaginario commerciale più che contestarlo direttamente.
In modi diversi, entrambi inaugurano strategie di riappropriazione e manipolazione dei codici visivi dominanti.