Negli anni ’80 e ’90 il détournement si aggiorna con il subvertising e il culture jamming: interventi che riusano loghi, poster pubblicitari, packaging, format televisivi e linguaggi aziendali per denunciarne le ideologie. Il campo di battaglia non è più solo il cinema o il fumetto, ma lo spazio urbano e, poi, quello digitale: billboard, scaffali del supermercato, social, siti web diventano superfici da hackerare simbolicamente.